Riciclaggio dei pannelli fotovoltaici obbligatorio nell’Unione Europea
Il riciclaggio dei moduli fotovoltaici e componenti vari di impianti fotovoltaici è diventato obbligatorio in Europa grazie alla direttiva “Weee”.
La revisione alla direttiva europea 2002/96/CE, approvata recentemente, incoraggia e fissa criteri specifici in materia di raccolta, movimentazione e riciclo dei rifiuti di natura elettrica ed elettronica. Tra le novità direttiva, chiamata anche “Weee” c’è appunto l’inclusione degli impianti fotovoltaici.
La soddisfazione è generale e l’associazione Epia, European Photovoltaic Industry Association, ha chiesto di evitare l’introduzione di misure specifiche Stato per Stato. Suggerisce invece di adottare un sistema comune basato sull’esperienza di PV Cycle, associazione che già dal 2007 ricicla pannelli fotovoltaici, avviato autonomamente dall’industria fotovoltaica.
Fonte: Pv Cycle
Certificazione energetica ACE: obbligatoria negli annunci immobiliari
Riportare l’indice di prestazione energetica sugli annunci immobiliari è obbligatorio dal 1 gennaio 2012. Si prevedono sanzioni per gli inadempienti.
Dal 1° gennaio 2012 è obbligatorio riportare l’indice di prestazione energetica degli edifici negli annunci immobiliari. L’obbligo è stato introdotto dal decreto rinnovabili D.l. 28/2011 e già oggi vediamo alcuni annunci con i dati sulle prestazioni energetiche ben in evidenza. Maggior trasparenza, quindi, negli annunci immobiliari per il cliente finale che potrà capire quali immobili consumano meno.
Gli inserzionisti si stanno muovendo di conseguenza rifiutando, in alcuni casi, le offerte prive di certificazione energetica. A rischio di sanzioni soprattutto in Lombardia, dove una legge regionale prevede multe da 1.000 a 5.000 €. Diventa così molto più conveniente fare la certificazione energetica senza esitare.
Approfondimento: Il Sole 24 Ore
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Clima, emissioni e cibo: qual è la dieta più “inquinante”.
Cibarsi di carne produce più danni al clima che mangiare verdure. Gli studi Pimentel & Pimentel e Foodwatch lo dimostrano.
Quante emissioni incorporano i vari cibi?
Il grafico indica, a parità di calorie e considerando tutte le sfaccettature della produzione del cibo (quali e quanti macchinari, metodi di irrigazione, fertilizzanti, ecc.), quante emissioni di CO2 incorporano i cibi.
I dati sono indicativi e variano, anche sensibilmente, se consideriamo prodotti a filiera corta o da agricoltura biologica.
Foodwatch ha messo a confronto le emissioni prodotte a seconda del tipo di dieta di una persone:
- onnivora, che mangia di tutto;
- vegetariana, dieta che esclude la carne e il pesce;
- vegana, oltre alla carne ed il pesce sono esclusi anche i prodotti di origine animale come ad esempio uova e latticini.
Si distingue anche il metodo di produzione degli alimenti: biologico o convenzionale.
Consumare prodotti da agricoltura biologica permette di ridurre significativamente le emissioni nocive legate alla nostra dieta.
Il consumo di carne e derivati, però, sono le vere discriminant: una dieta che contenga la carne, anche se “biologica”, comporta circa 7 volte le emissioni di una dieta da agricoltura convenzionale che escluda carne e derivati animali.
Fonte: Qualenergia.it








